Leadership · 22 luglio 2026 · 5 min di lettura
Diritto alla disconnessione: cosa dice davvero la legge in Italia e in Europa
di Federica Grazia Bartolini

In almeno undici paesi europei esiste una qualche forma di legge sul diritto alla disconnessione. Ma undici paesi significano anche undici modelli diversi, e in Italia il diritto è molto meno esteso di quanto alcuni titoli lascino intendere.
Questa guida mette in fila ciò che le norme prevedono davvero: il quadro europeo, la situazione italiana, cosa cambia con la Legge 34/2026 e perché non esiste alcun «reato di iperconnessione».
Cosa dice la legge in Europa (e cosa non dice)
Partiamo dai fatti, perché qui è facile confondere ciò che è scritto con ciò che accade.
Secondo il Labour Research Department, già ad aprile 2024 undici Stati membri dell’Unione avevano una qualche forma di regolamentazione sul diritto alla disconnessione: Belgio, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Slovacchia e Spagna. Undici paesi, undici modelli diversi. Ed è proprio la varietà a raccontare qualcosa.
La Francia è stata la pioniera. Con la Loi Travail del 2016, in vigore dal 2017, obbliga le aziende con oltre 50 dipendenti a negoziare regole sulla disconnessione. Attenzione, però, a cosa impone davvero: le sanzioni scattano per la mancata negoziazione, non per la violazione sostanziale del diritto. Tradotto: la legge francese ti obbliga a metterti al tavolo, non necessariamente a rispettare l’accordo.
All’estremo opposto, l’Irlanda ha scelto un solo codice di condotta non vincolante: nessun obbligo, nessuna sanzione. Belgio e Portogallo hanno invece legislazione vera e propria, con sanzioni dirette alle aziende.
E l’Unione nel suo complesso? Non esiste ancora una direttiva vincolante specifica. Dopo la risoluzione del Parlamento Europeo del gennaio 2021, la Commissione ha svolto tra il 2024 e il 2025 una consultazione in due fasi su telelavoro e diritto alla disconnessione. A settembre 2026 il tema è confluito nel percorso verso il Quality Jobs Act: la seconda consultazione delle parti sociali è aperta fino al 28 settembre e la proposta europea è attesa entro la fine dell’anno. Il cantiere è avanzato, ma non c’è ancora una normativa UE specifica.
Più leggi significano più diritti?
Eurofound, l’agenzia tripartita dell’Unione, ha affrontato la questione dal lato più pratico: la regolamentazione fa davvero acquisire, in concreto, il diritto di disconnettersi?
Il dato che restituisce la survey è quello che dovrebbe far riflettere chi scrive le policy. Otto lavoratori su dieci — in aziende con e senza il diritto alla disconnessione — ricevono regolarmente comunicazioni di lavoro fuori dal proprio orario. La presenza della norma, da sola, non sposta il numero. Cambia qualcos’altro: dove una politica di disconnessione esiste, i lavoratori riferiscono livelli più alti di soddisfazione e meno disturbi da stress; dove non esiste, crescono mal di testa, ansia, tensione. La differenza, insomma, non la fa il diritto sulla carta: la fa quanto quel diritto è preso sul serio dall’organizzazione.
Il Parlamento Europeo, richiamando la stessa ricerca, aggiunge il tassello tecnologico: chi usa regolarmente strumenti digitali da remoto ha più del doppio delle probabilità di superare le 48 ore settimanali rispetto a chi lavora in sede. La tecnologia non è neutra: dilata la giornata se nessuno decide dove metterle un confine.
La Legge 34/2026 in Italia: cosa cambia
E arriviamo all’Italia, dove il tema è tornato caldo per una ragione precisa.
Va detto da dove si parte. Come ha ricostruito Il Sole 24 Ore analizzando il rapporto Eurofound, in Italia la legge non riconosce la disconnessione come un diritto esplicito: ne rinvia la regolamentazione alla contrattazione individuale tra datore e lavoratore, e per giunta limitatamente al lavoro agile. Un diritto delegato all’accordo, insomma, non garantito in quanto tale.
Su questo sfondo si inserisce la novità. Il 7 aprile 2026 è entrata in vigore la Legge 11 marzo 2026, n. 34, la cosiddetta “Legge annuale PMI”. L’articolo 11 modifica il Testo Unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008): per il lavoro agile svolto fuori dai luoghi nella disponibilità del datore, impone almeno una volta l’anno un’informativa scritta sui rischi generali e specifici, con particolare attenzione all’uso dei videoterminali. La mancata consegna dell’informativa è sanzionata penalmente.
E qui va tolto di mezzo un equivoco che gira parecchio, perché è esattamente il tipo di allarmismo che confonde. Non esiste alcun “reato di iperconnessione”: la legge non punisce il capo che scrive una mail alle 22. La contravvenzione riguarda la mancata consegna dell’informativa — un obbligo procedurale circoscritto, punito con arresto da due a quattro mesi oppure ammenda da 1.708,61 a 7.403,96 euro. Nel testo dell’articolo 11 non compaiono né la parola «iperconnessione» né l’espressione «diritto alla disconnessione»: la norma non crea quindi un nuovo diritto generale a non essere contattati. È una differenza che cambia tutto — e che vale la pena tenere a mente ogni volta che un titolo promette la “fine delle mail serali per legge”.
In Italia è inoltre pendente al Senato il DDL S. 1290 — il cosiddetto DDL Sensi, presentato il 6 novembre 2024 e assegnato alla 10ª Commissione, con esame non ancora iniziato — che propone almeno 12 ore consecutive di non contatto dopo il turno e una sanzione amministrativa da 500 a 3.000 euro per ciascun lavoratore contattato in violazione. È un disegno di legge, non una legge attiva — ma indica con chiarezza la direzione in cui il tema si sta muovendo.
Dove finisce la legge
Le norme non sono inutili. Il modello francese, imponendo la negoziazione, ha almeno costretto le aziende a sedersi al tavolo. Anche le policy aziendali possono rendere visibile un confine che altrimenti resta implicito.
Ma la legge stabilisce una cornice; non può decidere quali comportamenti un’organizzazione premi ogni giorno. Un diritto formale conta davvero solo quando esercitarlo non espone una persona al sospetto di essere meno disponibile, meno coinvolta o meno ambiziosa.
È il tema che approfondisco nel saggio su come i comportamenti dei leader rendono normale la disponibilità fuori orario: il messaggio delle 22, la riunione fissata durante la pausa pranzo e tutte le regole non scritte che finiscono per pesare più di una policy.
La legge può riconoscere il diritto alla disconnessione. La cultura aziendale decide se le persone si sentono davvero libere di esercitarlo.